I ragazzi del coro #finesondaggio

Buongiorno cari lettori/lettrici,

eccomi, il tempo è scaduto e finalmente vi svelo i prof protagonisti con rispettivi film del mio sondaggio!

  1. Albus Silente – Harry Potter e la Pietra Filosofale (ps. Forse questa è solo nel libro, perdonatemi, comunque sia, grande Albus)
  2. Dewey Finn (Jack Black) – School of Rock
  3. Professor Keating (Robin Williams) – L’attimo fuggente
  4. Prof di letteratura (Luca Argentero) – Bianca come il latte, rossa come il sangue
  5. Methieu (Gérard Jugnot) – Les choristes (I ragazzi del coro)

 La 3 e la 5 erano in parità, ho scelto la cinque da recensire, al contrario della 3 a mio parere pochi di voi la conosceranno!

IL VINCITORE E’ IL PROF. METHIEU – LES CHORISTES

  • Regia di Christophe Barratier
  • Anno: 2004
  • Durata: 97 min
  • Genere: drammatico

La trama

Il film è ambientato in Francia, al recente termine della Seconda Guerra mondiale nel 1948 e si rivela un’ azzeccata mescolanza tra la dura e ingiusta realtà di quei tempi e un disperato bisogno di dare un significato alla nostra breve esistenza. Viene immediatamente presentato uno dei personaggi più importanti, il signor Pierre Morhange, che inizialmente viene presentato nei tempi odierni come un direttore d’orchestra che recatosi al funerale di sua madre appena defunta, incontra un caro amico d’infanzia. Mentre i due amici ricordano malinconici i vecchi tempi, ripensando al vecchio orfanatrofio “Il fondo dello stagno”, cominciano a leggere il diario di un uomo che a suo modo aveva modificato le loro vite: il sorvegliante Mattew. Quest’ultimo infatti sarà introdotto da un flashback diretto dalla lettura del diario che scrisse nella sua esperienza in quel collegio: al suo arrivo la situazione non è delle migliori come il metodo di insegnamento adottato dal dirigente, basato solo su regole e divieti che non portano in alcuna direzione. Il risultato è sbandierato davanti agli occhi di Mathieu che coglie immediatamente l’errore commesso nella loro educazione, molti ragazzi sono indisciplinati, sfrontati ma soprattutto senza una vera idea di cosa potessero rivelarsi le proprie capacità ancora nascoste. C’era sicuramente qualcosa in tutti loro, bastava solo scoprire come svelare queste qualità: il sorvegliante è un musicista fallito, i suoi sogni sembrano essersi sgretolati ma quando appaiono quei ragazzi egli scopre che non tutto è perduto, infatti insegnerà loro la musica. La classe è composta da ogni tipologia di soggetto, dal più riservato al più vivace, dal più superficiale a quello più curioso ma infondo tutti necessitanti di attenzioni. E così da un triste fondo dello stagno collegio si muta in una piccola barca, inizialmente difficile da costruire ma con le note della musica e con la magia del canto dei ragazzi si farà guidare dal comandante Mathieu verso un nuovo orizzonte…Ma gli ostacoli non mancheranno, come la rigidità e la superficialità verso i ragazzi del direttore e un nuovo elemento tra i ragazzi: Mondel. Un ragazzo maleducato, prepotente, sadico che da un semplice esperimento si dimostrerà anche una grande prova che ha unito maggiormente i ragazzi e dimostrandogli quanto gli insegnamenti del sorvegliante valessero. Ormai nessuno può fermare i ragazzi che nonostante infine subiranno il licenziamento del loro caro amico Mathieu, sanno finalmente che ognuno di loro ha un valore e che le maniere del famoso metodo “Azione e reazione” non gli impedirà di ricordare sempre una cosa: mai dire mai, c’è sempre qualcosa da tentare.

Il ruolo della musica è sostanziale, si può definire come la protagonista degli eventi che vediamo susseguirsi nel film, perché il regista le assegna un ruolo caratteristico ovvero quello di riuscire a collegare le scene con ugual significato con l’aiuto dei vari pezzi musicali che accompagnano le scene. Per esempio quando nel film si parla del personaggio di Mondel ricorre sempre lo stesso brano che esprime inquietudine e comunica la singolarità del ragazzo. Ma questo accade anche con le scene riguardanti il rapporto tra Mathieu e i suoi ragazzi che sono solitamente accompagnate dalla stessa colonna sonora. In più ascoltiamo il coro dei ragazzi, un’esperienza che gli ha portati ad avere un diverso approccio alla propria vita, alimentando il desiderio essere liberi e realizzare i propri sogni: è questo che Mathieu vuole insegare loro.

La tecnica utilizzata abilmente dal regista è quella del flashback. Infatti il film vuole mettere in relazione o comunque riallacciare un legame, tra il presente e il passato di due uomini: una volta conosciuta la loro infanzia è inevitabile vedere i due con una visione completamente nuova e oltretutto si può immaginare le loro emozioni e i loro ricordi, perché sappiamo qual è stata la loro esperienza. L’effetto ottenuto è molto forte dal punto di vista morale perché risvegliando eventi del passato, si rispolverano anche piccole parti di noi che forse non tenevamo ultimamente quasi mai in considerazione, come il valore della nostra infanzia.

I personaggi

Mathieu: egli interpreta il ruolo di protagonista, è un sorvegliante di un collegio con alle spalle una carriera di musicista sgretolata. E’ un uomo semplice, dolce, comprensivo, anche se apparentemente ingenuo e insicuro sa farsi rispettare nei migliori modi infatti ha un ottimo rapporto con i ragazzi. Ha una statura piuttosto bassa e di media stazza corporea, ma particolare più ricorrente sono i suoi occhi che traspaiono amorevolezza.

Pierre: un ragazzo del collegio, finitovi a causa dei difficili rapporti con la madre che ha problemi per il mantenimento del ragazzo. Tende facilmente a nascondersi dietro a una personalità introversa e ribelle, che in realtà non gli si addice neanche un po’. Anche grazie all’amico sorvegliante, il suo amore per il canto e per la musica lo porterà a diventare un direttore d’orchestra. Ha un profilo molto fine, che si abbina perfettamente al suo corpo esile e la capigliatura bionda.

Il direttore: personaggio rilevante nella storia, simbolo dell’egoismo e l’indifferenza verso tutto il resto. Ha ideali completamente opposti a quelli di Mathieu con cui spesso avrà degli accessi dialoghi e non è rispettato da nessuno bensì temuto per la sua cattiveria. Ha una statura abbastanza alta e rigida, una stazza esile e un viso che spesso comunica scontentezza e amarezza.

Messaggio

Il messaggio del film viene inevitabilmente colto, una volta compreso il nesso tra la scena iniziale e quella finale. Tutto inizia con l’incontro di Mattew e il piccolo Peppinò che ingenuamente ma con ancora grande speranza attende tristemente l’arrivo del padre caduto durante la guerra con la moglie, ma il bambino non vuole accettarlo. E’ una durissima attesa che sembra non voler mai terminare, ma proprio nella scena finale Peppinò trova lo stesso Mathieu come sua famiglia, l’unico che ci è sempre stato . E’ importante non arrendersi mai, anche di fronte all’impossibile e mai smettere di credere in quello in cui crediamo perché ci sarà sempre qualcosa da tentare.

 Se li avete gia visti o avete intenzione di guardarli, fatemi sapere!

A breve arriverà un’altro sondaggio, ringrazio tutti di aver partecipato,

la vostra Ale 🙂

E il naufragar m’è dolce in questo mare

Giorno 7°

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.”

 L’Infinito di Giacomo Leopardi

Buonasera cari lettori/lettrici, stasera ho scelto di discutere con voi questa bellissima poesia del “giovane favoloso”.

E’ una di quelle poche poesie che studi a scuola e che riescono a lasciarti un segno (o almeno secondo me, ditemi la vostra). Perché parla di voi, di me, di noi.
Leopardi era uno scrittore dal carattere fragile data la sua salute cagionevole, non ebbe punti di riferimento e restò solo per tutta la sua vita. Ma da questa poesia traspare una profondità e insieme semplicità, che ci cattura. Riusciamo a vederlo quell’orizzonte, ci immaginiamo il sole che si scioglie nel mare al tramonto o la vista dalla vetta di una montagna, e percepiamo quel senso di perdizione e sconvolgimento da cui il poeta è travolto, come paragonando l’immensità dell’infinito a quella delle profonde acque del mare. Ma perdersi nei suoi sconosciuti abissi diventa piacevolmente affascinante. 

Esiste in matematica, in molti cercarono di sfidarlo nella storia come Ulisse che affondo con i suoi uomini sui confini delle Colonne d’Ercole (lo Stretto di Gibilterra),alcuni credono sia Dio,altri lo vedono nelle leggende (che non muoiono mai)e altri ancora nell’Universo.
“Ove per poco il cor non si spaura”
Tutto quello che non conosciamo ci spaventa, perché non sappiamo controllarlo ed è molto più grande di noi. 

La profondità di uno sguardo, di una canzone, di un sentimento, di un libro o di un momento.
Sanno provocarci una sensazione di perdizione e stravolgimento, si impossessa dei nostri pensieri per poi scuoterli e sconvolgerli, ma non scopriremo mai cosa c’è alla fine. Se c’è una fine. 

Il bello della vita forse è questo, non scoprire cose c’è oltre il nostro mondo, oltre quello che conosciamo. 
Siamo soggetti a una continua ricerca, ed è questo che deve mantenere viva la nostra voglia di vivere.


“Perchè io so che ci sono persone che dicono che queste cose non esistono, e che ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com’è averne sedici; so che un giorno queste diventeranno delle storie e le immagini diventeranno vecchie fotografie, e noi diventeremo il padre o la madre di qualcuno, ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei… ed è bellissima. Ora lo vedo: il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo, e ti alzi in piedi, e vedi la luce dei palazzi, e tutto quello che ti fa stare a bocca aperta. E senti quella canzone, su quella strada, insieme alle persone a cui vuoi più bene al mondo, e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito!”

Logan Lerman in Charlie-Noi siamo infinito

L’unica cosa che forse ci resta da fare è respirare, guardare intorno a noi, fregarcene di tutto il resto e farlo con chi amiamo.

Consiglio musicale:


Wings-Birdy:


https://www.youtube.com/watch?v=WJTXDCh2YiA

Forever young-Alphaville:


https://www.youtube.com/watch?v=RHIIATt0BaM

Notte,
la vostra Ale 🙂

One Day

Giorno 1°

“Qualsiasi cosa accada domani…viviamo oggi”

 cit. Anne Hathaway, Emma nel film “One day”

Buongiorno cari lettori/lettrici che per casualità o per una strana scelta del destino siete capitati su questo blog, o meglio uno spazio nel quale voglio condividere e discutere le mie idee e pensieri. 

Mi presento. Sono Alessia, ho finito quest’anno la scuola superiore, cinque anni di nuove amicizie e esperienze che per sempre in qualche modo faranno parte di me.

Amo scrivere e sognare, (non troppo eh, perché come ci insegna Silente in Harry Potter e la pietra filosofale “E’ inutile rifugiarsi nei sogni, e dimenticarsi di vivere”) provo a dare significato a ogni giorno che il caso, il fato o dio mi regala. Mi piace riflettere su questioni che sembrano più grandi di noi ma che in realtà sono più vicini di quanto pensiamo. ancora oggi, nel XXI secolo, non bastano la tecnologia, gli studi di grandi scienziati o il denaro per dare una risposta simili interrogativi:

Perchè siamo su questa terra?

Perché ci svegliamo, lavoriamo, amiamo, odiamo, procreiamo…se poi alla fine tutti abbiamo un termine, una scadenza?

Tutti noi proviamo a dare una risposta, sia pur insensata o meno.

Ecco la mia. Credo che l’emozione di un solo attimo possa farci sentire eterni, infiniti, come vivessimo senza tempo e limiti. Viviamo su un pianeta, formato da una precisa quantità di terre e acque, ma ciò che ci circonda sembra non avere fine, mentre si sa che un giorno il nostro tempo scadrà. 

Ma c’è una cosa che non sappiamo:

Quando?

Anzi più di una:

 In che modo? Perché

Viviamo la vita cercando una risposta o almeno provando a crearne una nostra e quindi unica. Dobbiamo fare in modo che ogni cosa che facciamo abbia un significato, o che almeno sia guidata da una nostra scelta, indipendentemente da cosa pensiamo avverrà in seguito. 

Prendiamo esempio da ciò che ci circonda, facciamo esperienze, cogliamo l’attimo, ma sopratutto seguiamo il nostro cuore e le nostre idee.

Rendo grazia a qualunque Dio ci sia, per la mia anima invincibile.

Sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima”.

cit. Morgan Freeman nel ruolo di Nelson Mandela -Invictus

 “Carpe Diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”

cit. Robin Williams nel ruolo del prof Jhon Keating – L’attimo fuggente

 Conserviamo gelosamente il passato, pianifichiamo un futuro e viviamo il presente.

Viviamo come se ogni giorno fosse l’ultimo, ma non concentrandoci sui limiti che abbiamo, bensì facendo in modo che ogni attimo ci renda infiniti.

Infine vi suggerisco alcune canzoni:

One day – Asaf Avidan 

 HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=6FVOIPMUFPK

Good life – Onerepublic

 HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=JZHQOVVV45W

I lived – Onerepublic

 HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=Z0RXYDSOLWU

Buon ascolto, suggerisco di leggere e riflettere sui testi 🙂

 

Aspetto commenti, a cui risponderò con piacere e senza giudicare ovviamente.

A presto, la vostra Ale